ANTONIO NICASO / La mafia più conosciuta al mondo

Antonio Nicaso traccia il profilo della mafia più nota, quella che ha avuto maggiori rapporti con la politica e che per decenni ha gestito quasi a regime di monopolio il traffico internazionale di eroina.

Per lungo tempo, la mafia siciliana non ha avuto un nome. Questo dice Tommaso Buscetta, in uno dei tanti colloqui con il giudice Giovanni Falcone e sostiene che non vollero riconoscersi in un nome perché avrebbe potuto agevolarne l’identificazione. Fu così che decisero di chiamarla “Cosa Nostra”. Buscetta è convinto che la parola mafia sia un’espressione letteraria, e continua a definirsi “uomo d’onore”. Così, secondo questa sua convinzione, i mafiosi di Cosa Nostra, sarebbero prima di tutto “uomini d’onore” che esercitano la violenza per supplire ad una mancanza di giustizia pubblica.


Ma Cosa Nostra, seppur nata come organizzazione con finalità di controllo sociale, non è mai stata dalla parte dei poveri e dei deboli. Al contrario ha esercitato un potere, economico e criminale, ampio e duraturo potendo contare sull’indifferenza, e financo sulla legittimazione, di parte delle Istituzioni.

A negare l’esistenza di Cosa Nostra, furono in tanti, compresa la Chiesa siciliana che propose una lettura, tristemente falsa, del ruolo della mafia che, si diceva, fosse solo “un’invenzione dei comunisti”.


La speculazione edilizia degli anni ‘60 e ’70, nota come “il sacco di Palermo”, arricchisce costruttori, politici e mafiosi, per un lungo periodo, tutti seduti allo stesso tavolo della spartizione e dei grandi affari.

Il 1992 è un anno drammatico: emergono casi di grande corruzione, il Presidente della Repubblica si dimette, la mafia uccide prima Salvo Lima, cardine del potere democristiano in Sicilia, e poi a maggio, a distanza di 4 mesi, Giovanni Falcone.

Un anno che segna una svolta nella storia dell’intero Paese. Dopo il 1992 nulla sarà più come prima.